09/01/2023
Il doppio gesto.
Oggi è il compleanno di Marco Cavallo.
Ecco la storia: c’era, nell’ospedale psichiatrico di Trieste, un cavallo che, sin dal 1959, tirava il carretto della lavanderia e dei rifiuti.
In manicomio l’avevano chiamato Marco.
Poi nel 1971 a Trieste arriva Franco Basaglia ed è una rivoluzione.
La vita in manicomio cambia.
Riprende la sua dignità.
Il cavallo si fa vecchio e viene destinato alla macellazione.
“Marco deve restare”, “Marco è un amico”, “ha gli occhi buoni”.
E Marco resta, nutrito e accudito, fino alla fine dei suoi giorni.
Nel 1973 apre, nell’ospedale, uno spazio libero di creatività. Franco Basaglia ha un cugino, Vittorio, che insegna all’Accademia di Belle Arti di Urbino e lui lo invita a Trieste a partecipare alle assemblee, ascoltare le storie. Ecco la sua proposta: ricostruire il cavallo Marco, simbolo di libertà.
Farlo Assieme.
Il lavoro dura quasi un anno.
Ma poi eccolo, loro costruiscono un cavallo bellissimo in legno e cartapesta blu.
È alto quattro metri, rappresenta il popolo del manicomio.
È stato pensato grandissimo ma le porte sono piccole. Per portarlo fuori bisogna abbattere un pezzo del muro.
Lo farà proprio Franco Basaglia.
E Marco Cavallo va in giro per la città e centinaia di ricoverati e ricoverate lo seguono. “La testimonianza della povertà e della miseria dell’ospedale invase le strade della città portando con sé la speranza di poter stare insieme agli altri in un aperto scambio sociale, in rapporti liberi tra persone”. scrisse Franco Basaglia.
Da allora Marco Cavallo gira l’Italia diventando protagonista di una storia magica.
A tentare di interromperla, stavolta, è stato il sindaco di Muggia (dove Marco Cavallo ha casa quando non era in viaggio).
Sfrattato. Inutile.
Ora Marco Cavallo ha trovato un’altra sistemazione, provvisoria.
Vigilare.
La memoria viva è cosa seria
Con Silvia Jop