24/04/2015
SOVRAPPOPOLAMENTO PICCIONI: COSA FARE?
Il piccione appartiene alla fauna selvatica e come tale viene tutelato dalla legge che non lo include tra le specie cacciabili: pertanto è vietata qualsiasi forma di intervento che preveda l'uccisione della specie. Ma il piccione è responsabile di molti danni.
Il guano dei piccioni, infatti, non solo è responsabile dei danni da corrosione alle strutture ma i luoghi dove i volatili trovano riparo (sottotetti, gronde, volte, davanzali, cornicioni) e le zone infiltrate dalla presenza di sostanze organiche (tetti, muri, supporti lignei) si popolano di agenti patogeni e parassiti derivanti dai detriti organici (gli escrementi e i resti dei volatili morti).
Oggi l'azione di salvaguardia della salubrità degli ambienti di lavoro necessita di seri interventi di tutela e di rispristino delle condizioni igieniche dovuti alla presenza di piccioni, di volatili molesti e del guano degli stessi come richiesto dal Decreto Legislativo n. 81/2008 come modificato dal decreto correttivo D. Lgs. 106/2009 che tutela la salute, la sicurezza e l'igiene nei luoghi di lavoro.
il piccione è portatore di 60 malattie, alcune delle quali mortali e contagiose per l'uomo e per gli animali domestici: citiamo solo alcune tra le più comuni e pericolose come salmonellosi, criptococcosi, istoplasmosi, ornitosi, aspergillosi, candidosi, clamidosi, coccidiosi, encefalite, tubercolosi, etc.
Gli agenti patogeni di queste malattie si trovano negli escrementi dei piccioni, non è necessario il contatto diretto; il vento, gli aspiratori, i ventilatori possono trasportare la polvere infetta delle deiezioni secche ed innescare i processi infettivi. Associata alla colonia di volatili c'è sempre la presenza dei loro ectoparassiti, in particolare pulci, cimici, zecche (zecca molle del piccione) ed acari, che sono, anche loro, fonte di seri problemi igienico-sanitari.
Il piccione è considerato un temibile infestante e per questo gli interventi di pulizia, disinfestazione e disinfezione sono particolarmente importanti: il corretto ripristino delle condizioni igieniche inizia con la rimozione del guano che deve essere effettuata con cautela per evitare di liberare nell'ambiente spore e batteri; il guano raccolto deve poi essere posto in sacchi ermetici per essere in seguito smaltito.
La disinfezione è l'aspetto più difficile in quanto solo pochi principi attivi sono sporicidi, ovvero in grado di distruggere le spore presenti nell'ambiente: va inoltre attentamente valutata la possibilità che le superfici trattate subiscano alterazioni a causa dei prodotti impiegati.
Tutti questi interventi richiedono competenza e personale qualificato, appositamente istruito e formato, sottoposto a visita medica per rischio biologico, a conoscenza dei rischi e capaci di evitarli, grazie anche ai dispositivi di protezione individuali che deve sempre indossare quali guanti di rischio biologico, tute ad alta protezione, maschere con filtro FFP, ecc.
Committente e appaltatore devono garantire di non disperdere i pulviscoli di guano nell'ambiente perché questo potrebbe provocare grave rischio per la salute se inalato, in particolar modo da persone a rischio (bambini, asmatici, immunodepressi, ecc.).
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