26/05/2026
Perché l’umidità è un fattore critico per la qualità dell’aria indoor❓
L’umidità indica la quantità di vapore acqueo presente nell’aria rispetto alla quantità massima che l’aria potrebbe contenere a una determinata temperatura.
Sembra un dettaglio da termotecnico. In realtà è molto di più.
L’umidità. infatti, condiziona:
🔻 la sopravvivenza di virus, batteri e funghi;
🔻 la formazione di condensa sulle superfici fredde;
🔻 la crescita di muffe e biofilm;
🔻 la dispersione e deposizione del particolato;
🔻 il comfort respiratorio;
🔻 la conservazione dei materiali;
🔻 l’efficienza e l’igiene degli impianti HVAC.
Anche l’EPA suggerisce di mantenere l’umidità indoor sotto il 60%, idealmente tra il 30% e il 50%, per ridurre il rischio di muffe e contaminanti biologici.
Gli impianti sono attraversati ogni giorno da aria, acqua, polveri, particelle, variazioni termiche e carichi di utilizzo.
⚠️ Quando l’umidità non è governata, gli impianti aeraulici e idrici possono diventare aree di accumulo, proliferazione e diffusione di contaminanti. Non perché siano “pericolosi” in sé, ma perché lavorano in condizioni dove aria, superfici, sporco e condensa possono incontrarsi.
Ed è proprio lì che si crea il rischio.
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