Asita Lavanderia

Asita Lavanderia Asita
Lavanderia e Tintoria
Alta Tecnologia dell'Igiene

Presa e resa previo appuntamento.

07/10/2026

" Se la mia chitarra
Piange dolcemente
Stasera non è sera
Di vedere gente
E i giochi nella strada
Che ho chiusi dentro al petto
Mi voglio ricordare

Io penso ad un barcone
Rovesciato al sole
In un giorno in pieno agosto
Le biciclette in riva al mare
Agnese mi parlava
Nella sabbia infuocata
Ed io non so perché
Non l’ho dimenticata

Lei mi raccontava
Di quello che la gente
Diceva del suo corpo
Con malizia ed allegria
Ed io che sto provando
Le cose che provavo ieri
Non ho capito ancora

Se è gelosia
Se sono prigioniero
Di questo cielo nero
E di un ricordo che fa male
E se continuo a bere
I miei liquori inquinati
È vero che quei giorni
Non li ho dimenticati

È uscito un po’ di sole
Da questo cielo nero
L’inverno cittadino
Sembra quasi uno straniero
Agnese dolce Agnese
Color di cioccolata
Adesso che ci penso
Non ti ho mai baciata

Agnese dolce Agnese
Color di cioccolata
Adesso che ci penso

Io vado in bicicletta
Per sentirmi vivo
Alle cinque di mattina
Con la nebbia nei polmoni
Però non c’è più Agnese
Seduta sul manubrio
A cantare canzoni
A cantare canzoni."

Ivan Graziani

Ivan Graziani è stato un'icona della musica italiana, nato il 6 ottobre 1945 a Teramo e scomparso il 1º gennaio 1997 a Novafeltria. Conosciuto per il suo stile unico nel rock italiano e per brani indimenticabili come "Lugano addio", ha collaborato con grandi artisti come Lucio Battisti, Francesco De Gregori e Antonello Venditti.

Nonostante una lunga battaglia contro il tumore al colon, ha continuato a suonare e a dedicarsi alla musica fino alla fine. Suo figlio Filippo porta avanti la sua eredità musicale, mantenendo vivo il ricordo e l'influenza di Ivan nella scena musicale italiana.

La sua carriera è iniziata con la chitarra nei complessi locali e ha fondato il gruppo Anonima Sound. Uno dei suoi album più celebri è "I Lupi" del 1977. Ivan era anche un turnista di studio molto richiesto, lavorando su numerose incisioni. Nella sua vita personale, si è sposato nel 1972 con Anna Bischi e ha avuto due figli, Filippo e Tommaso.

Graziani non era solo un musicista, ma un narratore di storie e un poeta, la cui musica ha toccato i cuori di molti e continua a farlo attraverso il lavoro di suo figlio.🎸🎶

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In foto:
In foto con il suo amico a quattro zampe, Irko.
Irko non accettò mai la morte di Ivan. Ritorno ad essere un randagio e si chiuse in sé stesso.
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È tutto normale 😍
07/10/2026

È tutto normale 😍

Facciamo chiarezza una volta per tutte su questa foto.

Il cane non sono io. Il capo è lui. Quello con le orecchie dritte.

Io sono solo l'umano che è stato assunto. A tempo indeterminato. Senza stipendio. Anzi, pago io.

Sono stato assunto come autista personale per i giretti, come chef stellato per la pappa, come portiere che apre e chiude la porta 40 volte al giorno, e come cuscino umano per quando ha sonno.

La mia giornata è semplice: mi sveglio quando decide lui, mangio quando ha mangiato lui, esco quando lo decide lui e torno a casa quando ha finito di annusare ogni singolo filo d'erba del quartiere. E se piove? Usciamo lo stesso. Perché lui ha deciso così.

La cosa più bella è la sua capacità di ascolto selettivo. È un'arte.

Io: "Andiamo a mangiare la pappa?"
Lui: attiva i radar, intercetta un piccione a 2 chilometri, un vicino che apre una busta di patatine e un messaggio in codice da Marte.

Io: "Mi vuoi bene?"
Lui: mi guarda, ci pensa, sospira e guarda da un'altra parte come per dire "ma che domanda è, ovvio che comando io qui".

Ho provato ad addestrarlo per anni. Alla fine ha addestrato lui me.

Ora so perfettamente quando devo grattargli la pancia, quando devo spostarmi sul divano e quando devo far finta di non esistere.

E la cosa assurda? Sono felicissimo così. Perché non ho mai avuto un capo così leale, così sincero e così bravo a farmi capire che nella vita le cose semplici sono quelle che contano.

Alla fine ho capito che non avevo bisogno di un cane che mi obbedisse. Avevo bisogno di un capo peloso che mi insegnasse a vivere.

Ora ditemi la verità, a casa vostra chi è che comanda davvero? E qual è la cosa più assurda e ridicola che il vostro capo a quattro zampe vi costringe a fare ogni giorno?

Viva i pelosi.
M&B

05/10/2026

Tradizionin e luoghi siciliani
📜 Le nuove avventure di Giufà
5. Giufà e il Ponte di Legno
In un piccolo paese della Sicilia c'era un vecchio ponte di legno che attraversava un torrente.
Era un ponte stretto, fatto con assi ormai consumate dal sole, dalla pioggia e dai tanti anni passati.
Gli abitanti lo attraversavano ogni giorno per andare nei campi, al mercato e nei paesi vicini.
La madre di Giufà, una mattina, gli disse:
«Giufà, vai da tua zia e portale questo cestino. Ma quando arrivi al ponte, fai attenzione: hanno detto che alcune assi sono rovinate.»
Giufà prese il cestino.
«Non ti preoccupare, mamma. Starò attentissimo.»
«E soprattutto guarda dove metti i piedi.»
«Quello lo so fare.»
«Giufà...»
«Sì?»
«Non fare cose strane.»
Giufà si mise una mano sul petto.
«Mamma, quando mai ho fatto cose strane?»
La madre lo guardò senza rispondere.
Giufà partì.
Quando arrivò davanti al ponte, si fermò.
Guardò le assi.
Una era rotta.
Un'altra era inclinata.
Una terza sembrava così vecchia che bastava guardarla per farla scricchiolare.
Giufà si grattò la testa.
«Mamma ha detto di stare attento.»
Poi guardò il ponte.
«Ma non ha detto come.»
Proprio in quel momento arrivò un contadino con il suo asino.
L'uomo attraversò tranquillamente il ponte.
Scricchiolio dopo scricchiolio, arrivò dall'altra parte.
Giufà lo guardò.
«Compare, è sicuro questo ponte?»
«Sicuro?»
«Sì.»
Il contadino rise.
«È vecchio, ma regge.»
Giufà fece un passo avanti.
Poi tornò indietro.
Fece un altro passo.
Poi tornò nuovamente indietro.
Il contadino lo guardò divertito.
«Che fai?»
«Sto provando il ponte.»
«E come?»
«Prima mando avanti un piede. Se torna indietro, significa che non va bene.»
Il contadino scoppiò a ridere.
«Giufà, se attraversi così, arriverai domani.»
Giufà non gli diede ascolto.
Appoggiò il piede sulla prima asse.
Scricchiolò.
Lo ritirò immediatamente.
«Hai sentito?»
«Certo.»
«Ha protestato.»
«Era solo il legno.»
Giufà mise il piede sulla seconda asse.
Scric!
Lo ritirò.
«Anche questa.»
Il contadino cominciò a ridere.
«Giufà, vuoi attraversare o vuoi interrogare il ponte?»
Giufà rimase serio.
«Voglio capire se è d'accordo.»
Alla fine prese un bastone e cominciò a toccare ogni asse.
Una.
Due.
Tre.
Quattro.
Ogni volta ascoltava attentamente.
Dopo un po' arrivò un gruppo di persone.
«Che sta facendo Giufà?»
«Controlla il ponte.»
«Da quanto?»
«Da un'ora.»
Tutti cominciarono a ridere.
Giufà non si scompose.
«Ridete, ridete. Quando il ponte cade, voglio vedere chi ride.»
Uno degli uomini gli disse:
«Ma se hai così paura, perché non torni indietro?»
Giufà guardò il cestino.
«Perché devo portare questo a mia zia.»
«E allora attraversa.»
Giufà pensò.
Poi ebbe un'idea.
Si tolse le scarpe.
«Che fai?»
«Attraverso a piedi nudi.»
«Perché?»
«Così, se il ponte scricchiola, lo sento meglio.»
La gente scoppiò a ridere.
Giufà fece il primo passo.
Poi il secondo.
Poi il terzo.
Il ponte scricchiolava sotto i suoi piedi.
«Piano...» mormorava.
«Non avere paura.»
«Chi?» gli chiese un uomo.
«Il ponte.»
Finalmente Giufà arrivò dall'altra parte.
Alzò le braccia.
«Sono arrivato!»
Il contadino gli gridò:
«Hai visto? Non è successo niente!»
Giufà sorrise.
«Perché gli ho parlato.»
«Al ponte?»
«Certo.»
«E cosa gli hai detto?»
Giufà rispose:
«Gli ho detto che se mi faceva cadere, non sarei più tornato.»
Il contadino scoppiò a ridere.
Giufà continuò verso casa della zia.
Quando arrivò, la donna prese il cestino.
«Grazie, Giufà. Ma perché ci hai messo tanto?»
Giufà raccontò tutta la storia.
La zia rise.
«E sei passato sul ponte?»
«Sì.»
«Hai avuto paura?»
Giufà ci pensò.
«Un poco.»
«E allora perché non hai preso la strada più lunga, quella che passa dal paese?»
Giufà rimase immobile.
«C'è un'altra strada?»
«Certo!»
Giufà guardò il ponte alle sue spalle.
Poi guardò la strada.
Poi di nuovo il ponte.
«Allora ho fatto tutta questa fatica per niente.»
La zia sorrise.
«Forse.»
Giufà prese il cestino vuoto.
«Almeno adesso so una cosa.»
«Cosa?»
«Che prima di affrontare un ponte bisogna sempre chiedere se esiste una strada migliore.»
E tornò verso casa.
Quando arrivò, la madre gli chiese:
«Hai consegnato il cestino?»
«Sì.»
«E il ponte?»
Giufà annuì.
«L'ho attraversato.»
«Ti avevo detto di stare attento.»
«Sono stato attentissimo.»
La madre sorrise.
«E hai fatto qualche sciocchezza?»
Giufà rimase pensieroso.
«No.»
Poi aggiunse:
«Però ho parlato con il ponte.»
La madre chiuse gli occhi e sospirò.
«Naturalmente.»
Quella sera, in piazza, gli abitanti raccontarono l'avventura e risero per ore.
Un vecchio disse:
«Giufà ha paura delle cose che fanno rumore.»
Giufà, che era lì vicino, rispose:
«No. Io non ho paura del rumore.»
«E di cosa hai paura?»
Giufà guardò il vecchio ponte in lontananza.
«Di quelli che fanno finta di non scricchiolare.»
E per un attimo nessuno rise.
Poi il vecchio sorrise e disse:
«Questa volta, Giufà, hai detto una cosa giusta.»
Da quel giorno, quando qualcuno doveva attraversare quel vecchio ponte, prima di mettere piede sulle assi guardava bene dove passare.
E qualcuno, ancora oggi, raccontava:
«Giufà sarà pure Giufà... ma quel ponte lo fece parlare prima di attraversarlo.» 📖🌉

05/10/2026

Caro San Francesco,

oggi è la tua festa e ho pensato di scriverti. Dicono che tu sapessi parlare con gli animali. Io credo che, più di tutto, sapessi ascoltarli.

Mi chiamo Marley e sono nato cieco.

Tu nel Cantico delle Creature hai raccontato fratello Sole, sorella Luna e le stelle, il vento, l’acqua e madre Terra.

Io, Francesco, tutta quella bellezza non l’ho mai vista.

Non conosco il colore del cielo, non ho mai visto un tramonto sul mare, una stella nella notte o gli occhi delle persone che amo.

Eppure credo di conoscere anch’io il tuo Cantico.

Il sole non l’ho mai visto, ma ho sentito il suo calore sul muso.
Il vento l’ho sentito correre tra il mio pelo.
Il mare non so di che colore sia, ma conosco la sua voce.
E il volto di chi amo non l’ho mai visto, ma riconoscerei la sua carezza fra mille.

Forse il Creato, Francesco, non si guarda soltanto. Si sente.

Per questo oggi non ti chiedo niente per me.

Ti chiedo di proteggere tutti i pelosi del mondo.

Quelli che hanno una famiglia e quelli che la stanno ancora aspettando. Quelli che dormono su un divano e quelli dietro le sbarre di un canile, come ero io. Quelli giovani, quelli vecchi, quelli malati, quelli disabili e quelli che qualcuno considera “imperfetti”.

Proteggi anche gli umani che li amano, che li curano e che darebbero qualsiasi cosa per fermare il tempo.

E quando incontri un animale che non ha nessuno, fermati un momento in più accanto a lui.

Fagli sentire una carezza anche per conto nostro.

Io sono nato cieco e non ho mai visto nemmeno uno dei colori che hai raccontato nel tuo Cantico.

Eppure la mia vita è stata piena di colori.
Me li ha regalati l’amore.

Buona festa, San Francesco.

Veglia su tutte le creature e fa’ che nessuna attraversi questa vita senza conoscere almeno una volta il calore di una casa e la dolcezza di sentirsi amata.

Io fratello Sole non l’ho mai visto.
Ma ogni volta che qualcuno mi ha amato, ne ho sentito la luce.

04/10/2026

Song by Fiorella Mannoia

30/09/2026

Essere stati amati tanto profondamente ci protegge per sempre, anche quando la persona che ci ha amato non c'è più. È una cosa che ci resta dentro, nella pelle.

• Joanne Kathleen Rowling

27/09/2026

Infatti

27/09/2026
27/09/2026

Indirizzo

SEDE UNICA Via Dei Cantieri 63/abc
Palermo
90142

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 14:00
15:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 14:00
15:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 14:00
15:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 14:00
15:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 14:00
15:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 13:00

Telefono

+390917469651

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