05/10/2026
Tradizionin e luoghi siciliani
📜 Le nuove avventure di Giufà
5. Giufà e il Ponte di Legno
In un piccolo paese della Sicilia c'era un vecchio ponte di legno che attraversava un torrente.
Era un ponte stretto, fatto con assi ormai consumate dal sole, dalla pioggia e dai tanti anni passati.
Gli abitanti lo attraversavano ogni giorno per andare nei campi, al mercato e nei paesi vicini.
La madre di Giufà, una mattina, gli disse:
«Giufà, vai da tua zia e portale questo cestino. Ma quando arrivi al ponte, fai attenzione: hanno detto che alcune assi sono rovinate.»
Giufà prese il cestino.
«Non ti preoccupare, mamma. Starò attentissimo.»
«E soprattutto guarda dove metti i piedi.»
«Quello lo so fare.»
«Giufà...»
«Sì?»
«Non fare cose strane.»
Giufà si mise una mano sul petto.
«Mamma, quando mai ho fatto cose strane?»
La madre lo guardò senza rispondere.
Giufà partì.
Quando arrivò davanti al ponte, si fermò.
Guardò le assi.
Una era rotta.
Un'altra era inclinata.
Una terza sembrava così vecchia che bastava guardarla per farla scricchiolare.
Giufà si grattò la testa.
«Mamma ha detto di stare attento.»
Poi guardò il ponte.
«Ma non ha detto come.»
Proprio in quel momento arrivò un contadino con il suo asino.
L'uomo attraversò tranquillamente il ponte.
Scricchiolio dopo scricchiolio, arrivò dall'altra parte.
Giufà lo guardò.
«Compare, è sicuro questo ponte?»
«Sicuro?»
«Sì.»
Il contadino rise.
«È vecchio, ma regge.»
Giufà fece un passo avanti.
Poi tornò indietro.
Fece un altro passo.
Poi tornò nuovamente indietro.
Il contadino lo guardò divertito.
«Che fai?»
«Sto provando il ponte.»
«E come?»
«Prima mando avanti un piede. Se torna indietro, significa che non va bene.»
Il contadino scoppiò a ridere.
«Giufà, se attraversi così, arriverai domani.»
Giufà non gli diede ascolto.
Appoggiò il piede sulla prima asse.
Scricchiolò.
Lo ritirò immediatamente.
«Hai sentito?»
«Certo.»
«Ha protestato.»
«Era solo il legno.»
Giufà mise il piede sulla seconda asse.
Scric!
Lo ritirò.
«Anche questa.»
Il contadino cominciò a ridere.
«Giufà, vuoi attraversare o vuoi interrogare il ponte?»
Giufà rimase serio.
«Voglio capire se è d'accordo.»
Alla fine prese un bastone e cominciò a toccare ogni asse.
Una.
Due.
Tre.
Quattro.
Ogni volta ascoltava attentamente.
Dopo un po' arrivò un gruppo di persone.
«Che sta facendo Giufà?»
«Controlla il ponte.»
«Da quanto?»
«Da un'ora.»
Tutti cominciarono a ridere.
Giufà non si scompose.
«Ridete, ridete. Quando il ponte cade, voglio vedere chi ride.»
Uno degli uomini gli disse:
«Ma se hai così paura, perché non torni indietro?»
Giufà guardò il cestino.
«Perché devo portare questo a mia zia.»
«E allora attraversa.»
Giufà pensò.
Poi ebbe un'idea.
Si tolse le scarpe.
«Che fai?»
«Attraverso a piedi nudi.»
«Perché?»
«Così, se il ponte scricchiola, lo sento meglio.»
La gente scoppiò a ridere.
Giufà fece il primo passo.
Poi il secondo.
Poi il terzo.
Il ponte scricchiolava sotto i suoi piedi.
«Piano...» mormorava.
«Non avere paura.»
«Chi?» gli chiese un uomo.
«Il ponte.»
Finalmente Giufà arrivò dall'altra parte.
Alzò le braccia.
«Sono arrivato!»
Il contadino gli gridò:
«Hai visto? Non è successo niente!»
Giufà sorrise.
«Perché gli ho parlato.»
«Al ponte?»
«Certo.»
«E cosa gli hai detto?»
Giufà rispose:
«Gli ho detto che se mi faceva cadere, non sarei più tornato.»
Il contadino scoppiò a ridere.
Giufà continuò verso casa della zia.
Quando arrivò, la donna prese il cestino.
«Grazie, Giufà. Ma perché ci hai messo tanto?»
Giufà raccontò tutta la storia.
La zia rise.
«E sei passato sul ponte?»
«Sì.»
«Hai avuto paura?»
Giufà ci pensò.
«Un poco.»
«E allora perché non hai preso la strada più lunga, quella che passa dal paese?»
Giufà rimase immobile.
«C'è un'altra strada?»
«Certo!»
Giufà guardò il ponte alle sue spalle.
Poi guardò la strada.
Poi di nuovo il ponte.
«Allora ho fatto tutta questa fatica per niente.»
La zia sorrise.
«Forse.»
Giufà prese il cestino vuoto.
«Almeno adesso so una cosa.»
«Cosa?»
«Che prima di affrontare un ponte bisogna sempre chiedere se esiste una strada migliore.»
E tornò verso casa.
Quando arrivò, la madre gli chiese:
«Hai consegnato il cestino?»
«Sì.»
«E il ponte?»
Giufà annuì.
«L'ho attraversato.»
«Ti avevo detto di stare attento.»
«Sono stato attentissimo.»
La madre sorrise.
«E hai fatto qualche sciocchezza?»
Giufà rimase pensieroso.
«No.»
Poi aggiunse:
«Però ho parlato con il ponte.»
La madre chiuse gli occhi e sospirò.
«Naturalmente.»
Quella sera, in piazza, gli abitanti raccontarono l'avventura e risero per ore.
Un vecchio disse:
«Giufà ha paura delle cose che fanno rumore.»
Giufà, che era lì vicino, rispose:
«No. Io non ho paura del rumore.»
«E di cosa hai paura?»
Giufà guardò il vecchio ponte in lontananza.
«Di quelli che fanno finta di non scricchiolare.»
E per un attimo nessuno rise.
Poi il vecchio sorrise e disse:
«Questa volta, Giufà, hai detto una cosa giusta.»
Da quel giorno, quando qualcuno doveva attraversare quel vecchio ponte, prima di mettere piede sulle assi guardava bene dove passare.
E qualcuno, ancora oggi, raccontava:
«Giufà sarà pure Giufà... ma quel ponte lo fece parlare prima di attraversarlo.» 📖🌉