24/11/2025
Il soffiatore
In certe case d’Abruzzo, soprattutto quelle che oggi guardi passando e ti sembrano vuote, c’è stato un tempo in cui si stava tuttiquinde anninze a lu fuche. Il fuoco buono, quello che respirava piano, come uno di famiglia. E quando il fuoco cominciava a morire, non era un dramma: c’era sempre lu zufflature, appeso accanto al camino, pronto a farsi valere.
Era un tubo metallico fatte su misura da lu furgiare del paese. Freddo. Brusco. Senza eleganza, a là manù.
Eppure, quando lo prendevano in mano, diventava una cosa viva. Io mi ricordo ancora l'odore del metallo misto a fuliggine perché, come tutti i bambini che hanno avuto a che fare nghe lu zufflature, invece di azzuffià ci respiravo dentro.
I nonni lo maneggiavano senza esitare, come si fa con gli oggetti che si conoscono da sempre. Lo infilavano tra le braci come si infila una speranza dove sembra non esserci più niente da salvare. E poi… quel suono.
Quel ritmo lento, soffocato, quasi stanco.
Un respiro umano, un respiro pesante, da fine giornata. E mentre lu zufflature spingeva l’aria, la brace rispondeva. Prima un tremolio, poi una scintilla, poi una fiamma che tornava su.
E lì succedeva sempre la stessa cosa: la stanza cambiava.
Era un calore che ti veniva incontro, ti prendeva la faccia tra le mani. E tu, per forza, ci pensavi: se basta una piccola spinta d’aria per far rinascere una fiamma, allora forse basta poco per essere felici.
Lu zufflature adesso è rimasto solo. Sì, esiste ancora in qualche casa, appeso da trent’anni nello stesso punto, immobile. Nessuno lo tocca più. Nessuno ha pazienza, nessuno ha il tempo o la voglia di ravvivare una brace. Mo' spingiamo un bottone, senza odore, senza storia, senza anima.
E allora ti viene da pensarci di notte, quando fa freddo davvero.
Ti ricordi di quell' odore metallico, di quel gesto piegato davanti al camino, di quella fiamma che tornava su come se ci tenesse anche lei.
E ti prende allo stomaco una nostalgia che non sai spiegare.
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