26/08/2026
Da qualche tempo mi torna in mente una domanda: e se per valorizzare davvero il settore delle pulizie professionali dovessimo partire dalla formazione?
Lavoro in questo settore da molti anni e c’è una realtà sotto gli occhi di molti: reperire personale, soprattutto persone che scelgano di rimanere e crescere in questo mestiere, è sempre più difficile.
Ma forse dovremmo guardare il problema da un’altra prospettiva.
Perché continuiamo a considerare la pulizia professionale come un’attività per la quale non sia necessaria una vera preparazione?
Pulire professionalmente non significa semplicemente “saper pulire”.
Significa conoscere prodotti e diluizioni, materiali e superfici, macchinari, procedure, sicurezza e organizzazione del lavoro.
E non esiste un solo tipo di pulizia professionale.
Pulire un ufficio non è come lavorare in un’industria.
Un ambiente sanitario richiede competenze diverse da un post-cantiere. Ci sono lavori in quota, pannelli fotovoltaici, ambienti alimentari e molti altri ambiti che richiedono preparazioni differenti.
Allora mi sono posta una domanda.
Perché non immaginare un vero percorso professionale dedicato a questo settore?
Una scuola, o un percorso formativo riconosciuto, con una preparazione di base e successivi indirizzi di specializzazione.
Un percorso che una persona possa scegliere consapevolmente per imparare questo mestiere, come accade per tante altre professioni.
Forse contribuirebbe anche a cambiare una percezione che accompagna il nostro settore da troppo tempo: quella secondo cui le pulizie siano un lavoro che si fa quando non si trova altro.
E invece dietro un servizio svolto bene ci sono esperienza, tecnica, responsabilità e competenze.
Naturalmente valorizzare una professione significa anche riconoscerne adeguatamente il valore economico. Ma significa qualcosa di più: darle una preparazione riconosciuta, possibilità di specializzazione e una prospettiva di crescita.
Perché c’è anche un piccolo paradosso.
La pulizia è uno di quei servizi di cui spesso ci accorgiamo soltanto quando manca.
Eppure l’igiene degli ambienti in cui lavoriamo, produciamo, mangiamo, studiamo o veniamo curati è legata alla salubrità della nostra vita quotidiana.
Forse una parte della difficoltà nel trovare nuove persone nasce anche da qui: prima di chiedere alle persone di scegliere questa professione, siamo stati capaci di presentarla davvero come una professione?
Non so se una scuola professionale sarebbe la risposta.
Ma credo valga la pena porre la domanda.
E sarei curiosa di conoscere il parere di chi lavora nel settore, degli enti di formazione e delle associazioni di categoria:
se esistesse un percorso professionale riconosciuto per il cleaning, con formazione e specializzazioni, potrebbe contribuire a dare a questo lavoro il riconoscimento che merita?