13/05/2026
C’è una cosa curiosa nel mondo moderno: tutti possono lasciare recensioni.
Peccato che le recensioni siano a senso unico.
Perché diciamocelo: se anche le attività commerciali potessero recensire i clienti, certe persone avrebbero un rating talmente basso da dover entrare nei negozi col passamontagna.
Esistono clienti meravigliosi, educati, onesti, rispettosi. E poi esiste quella categoria umana che tratta un capo come se fosse sopravvissuto a tre guerre, due traslochi e una sagra della porchetta… salvo poi presentarsi indignata pretendendo di riaverlo “come nuovo”.
C’è chi userebbe una giacca come tovaglia da picnic, officina mobile e cuccia per il cane, ma davanti all’evidenza direbbe con assoluta convinzione: “Ma io l’ho usata pochissimo.”
Alcuni, pur di non ammettere la propria trascuratezza, venderebbero pure la nonna su Marketplace con descrizione: “Mai usata, tenuta benissimo.”
La verità è che oggi la recensione viene spesso usata non per raccontare un’esperienza, ma come arma di pressione.
Una specie di “dammi ragione oppure ti lascio una stella”.
Eppure basterebbe poco: un po’ di onestà, un po’ di rispetto per il lavoro degli altri e la consapevolezza che i miracoli, purtroppo, non li fanno né le lavanderie, né i negozi, né gli artigiani.
Perché un professionista può sistemare tanto.
Ma non può stirare anche la maleducazione.