08/03/2019
Il legame tra Antonio Vitale Cabiddu,custode della "Trexenta Agricola",un poliziotto di Guamaggiore e quattro carabinieri della stazione di Senorbì era tanto "stretto" da consentire ai rappresentati delle forze dell'ordine di entrare e uscire senza problemi dall'agriturismo, vasto 400 ettari e conosciuto anche per la presenza di un allevamento di struzzi. i militari, a richiesta, ottenevano materiale(diserbante) e animali (struzzi e agnelli). E il custode, intercettato,aveva rivelato che il poliziotto e altri uomini dell'Arma rimasti ignoti(non indagati)avevano usato i locali per soddisfare interessi non professionali. E' una parte di quanto contenuto nell'inchiesta chiusa a carico di Cabiddu,della compagna Annalisa De Lauro e della figlia Eleonora, dell'assistente capo di Polizia Ignazio Masala e dei militari Alberico Viscogliosi,Gianni Luzi,Emanuele Castelli e Marco Verminetti.Il pm Andrea Massidda contesta loro a vario titolo danneggiamento seguito da incendio,tentata estorsione,furto,accesso abusivo a un sistema informatico,favoreggiamento. Tutto era partito dall'incendio che,il 27 agosto 2016,aveva distrutto capannoni,trattori,foraggio,mangime e locali dell'agriturismo di Elisabetta di Penta(moglie del sindaco Alessandro Pireddu di Senorbì) e della figlia Elena Mazzitelli. Ad appiccare il rogo,secondo i carabinieri di Dolianova,era stato Cabiddu.Da quando era arrivata Mazzitelli aveva dovuto coprire le spese per vivere nei locali dell'azienda e gli erano state tolte le chiavi del deposito del gasolio , dal quale erano stati rubati migliaia di litri.Così,questa la tesi,aveva cominciato a chiedere denaro per debiti a suo dire superiori a 100 mila euro;voleva stipendi arretrati e Tfr che l'ispettorato del lavoro aveva negato di esistere;aveva citato come testi nella causa civile il poliziotto e i carabinieri, i quali avevano anche preparato per suo conto la relazione di servizio sul rogo(Masala)chiesta dai proprietari e controllato persone di suo interesse;aveva saputo i dettagli delle dichiarazioni rese dalla titolare ai militari sull'incendio. Comportamenti che avevano spinto di Penta a dubitare dei carabinieri di Senorbì("circolavano quasi quotidianamente nell'azienda" e "intervenivano da tutte le parti" su richiesta del custode) e a chiedere l'intervento della prefetta Giuliana Perrotta. E l'inchiesta era passata alla Compagnia,decisa a fare piena pulizia. Per il pm erano comportamenti "dalla chiara finalità intimidatoria oltre che ritorsiva",utili a dimostrare"il proprio potere" e "far comprendere" che lui "godeva della protezione"delle forze dell'ordine.Le intercettazioni avevano rivelato che il desiderio di avere uno struzzo da parte di un militare,identificato in Verminetti,era stato soddisfatto grazie a un furto:costava troppo (350 euro per 27 chili di carne ricavabili),così l'animale era stato sottratto e macellato in azienda.Poi il custode aveva ricevuto un pacco di hamburger.Non solo.Anche alcuni agnelli che Cabiddu doveva vendere erano stati dati ad altri uomini dell'Arma a prezzo "vantaggioso". Favori che,assieme ad altri quali "mettere a disposizione i locali dell'azienda per incontri sessuali",per il pm venivano "ricambiati dagli stessi carabinieri e dal poliziotto" al quale l'indagato "poteva liberamente rivolgersi". Il nuovo corso dell'inchiesta aveva spinto i diretti interessati "a denigrare il lavoro" dei colleghi "suggerendo anche un esposto in Questura", a unirsi a Cabiddu "nelle invettive e nell'odio contro le persone offese" e nella volontà di "adoperarsi per sotterrare le indagini".